Perché il carburante costava meno nel 2008 con il prezzo del petrolio più alto?

Nel 2008 il petrolio era a 147 dollari e la benzina costava 1,52 euro. Oggi il barile è a 100 dollari ma si paga 2,15 euro. Ecco perché.

24 settembre 2026 12:51
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Da qualche giorno torna a circolare online un confronto che sembra svelare un piccolo paradosso economico. Nel luglio 2008 il petrolio toccò il record storico di 147,50 dollari al barile e la benzina in Italia costava circa 1,52 euro al litro e oggi, con il Brent che si muove intorno ai 100 dollari, il prezzo alla pompa ha superato i 2,15 euro.

Nella versione più diffusa sui social le due cifre del petrolio vengono arrotondate a 150 e 80 dollari, un dettaglio che rende il confronto ancora più stridente di quanto sia già nella realtà. Il divario tra i due periodi esiste davvero, ma i tre motivi che lo spiegano, cambio valutario, inflazione e capacità di raffinazione, restano quasi sempre fuori dal post che si condivide in pochi secondi.

Punti chiave

  • Nel luglio 2008 il Brent toccò 147,50 dollari al barile, mentre la benzina in Italia costava in media 1,52 euro al litro e il diesel 1,36 euro.

  • Il 24 settembre 2026 la benzina self service si attesta a 2,154 euro al litro e il diesel a 2,338 euro, con il Brent a 101,32 dollari il 23 settembre.

  • Il cambio euro dollaro è sceso da un record storico sopra 1,60 nel luglio 2008 a circa 1,14 a fine settembre 2026, un fattore che secondo Unem spiegherebbe circa un quarto del divario nominale.

  • Corretto per l'inflazione accumulata in diciotto anni, il prezzo reale della benzina del 2008 si avvicina a 1,99 euro al litro, un valore quasi identico a quello pagato oggi.

  • Uno studio di S&P Global Energy citato dal Corriere della Sera stima che la capacità di raffinazione europea potrebbe ridursi del 20% entro il 2035, con una carenza globale già oggi vicina a 6 milioni di barili al giorno.

  • Il governo ha prorogato fino al 5 ottobre 2026 uno sconto sulle accise del gasolio, per un costo pubblico stimato in 111,8 milioni di euro nel 2026.

I numeri del 2008 e quelli di oggi, senza arrotondamenti

Il record del Brent risale al luglio 2008, quando il barile toccò 147,50 dollari mentre il Wti si fermò a 147,27. Nello stesso periodo la benzina in Italia costava in media 1,52 euro al litro e il diesel 1,36 euro, secondo i dati di un'inchiesta del Corriere della Sera ripresa da diverse testate motoristiche a settembre 2026. La cifra di "150 dollari" che circola online è una semplificazione tollerabile, ma quella di "80 dollari" per il petrolio di oggi non corrisponde alle quotazioni reali.

Il 23 settembre 2026 il Brent è stato scambiato a 101,32 dollari al barile, in rialzo del 2,09% rispetto alla seduta precedente. Sul fronte dei carburanti, l'Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha rilevato il 24 settembre una media nazionale in modalità self service di 2,154 euro al litro per la benzina e 2,338 euro per il diesel. Chi costruisce il parallelismo con il 2008 parte quindi da un dato corretto sui carburanti, ma da una cifra sbagliata sul petrolio, oggi più vicino a 100 dollari che a 80.

Il cambio euro dollaro spiega buona parte del divario

Il petrolio si scambia in dollari, mentre alla pompa si paga in euro. A metà luglio 2008 il cambio euro dollaro toccò il proprio record storico, sopra 1,60 dollari per un euro. A fine settembre 2026 la stessa coppia valutaria si muove intorno a 1,14, un livello verificabile consultando i cambi di riferimento pubblicati quotidianamente dalla Banca d'Italia. Un euro più debole significa che, a parità di prezzo del barile espresso in dollari, il costo in euro del petrolio e dei prodotti raffinati aumenta.

Gianni Murano, presidente di Unem, l'associazione che rappresenta le principali aziende della raffinazione e distribuzione di carburanti in Italia, ha affrontato proprio questo punto in un'intervista pubblicata sul Corriere della Sera il 24 settembre 2026.

Il confronto diretto tra il prezzo del greggio e quello dei carburanti è spesso fuorviante.

Murano ha aggiunto che, a parità di quotazione in dollari, il cambio più sfavorevole di oggi fa pagare petrolio e prodotti raffinati significativamente di più, stimando che con lo stesso cambio del 2008 i prezzi finali sarebbero inferiori di circa il 25%.

Perché il cambio pesa così tanto

La differenza tra 1,60 e 1,14 dollari per euro non è un dettaglio contabile marginale. Un'azienda che acquista greggio sui mercati internazionali deve convertire più moneta europea per ottenere gli stessi dollari necessari all'acquisto. L'effetto si trasmette lungo tutta la filiera, dalla raffinazione fino al distributore, e si somma agli altri fattori che incidono sul prezzo finale.

Il valore reale del 2008 non era così basso

Il secondo elemento trascurato dal confronto virale riguarda l'inflazione. Diciotto anni di aumento generale dei prezzi hanno eroso il potere d'acquisto dell'euro, e mettere a paragone una cifra nominale del 2008 con una cifra nominale del 2026 significa ignorare quanto valeva davvero quella moneta. Chi vuole verificare l'effetto dell'inflazione su una somma spesa in un anno passato può farlo con il calcolatore ufficiale delle rivalutazioni monetarie pubblicato dall'Istat, basato sugli indici dei prezzi al consumo.

Secondo il calcolo illustrato da Murano nella stessa intervista, il prezzo della benzina del 2008 espresso in valore reale, cioè rivalutato per la perdita di potere d'acquisto della moneta, si avvicina a 1,99 euro al litro, contro i circa 2 euro pagati oggi in condizioni ordinarie. Le due cifre, lette così, risultano quasi sovrapponibili. Il divario apparente nasce in gran parte dal fatto che il confronto originario mette a paragone un euro del 2008 con un euro del 2026 come se avessero lo stesso valore.

La raffinazione pesa più del prezzo del greggio

Il terzo fattore, meno intuitivo dei primi due, riguarda la capacità produttiva degli impianti di raffinazione europei. Petrolio grezzo e carburanti finiti sono due prodotti diversi, scambiati su mercati diversi. Quando la capacità di trasformare il greggio in benzina e diesel si riduce, il prezzo dei prodotti finiti può salire più rapidamente di quello della materia prima, perché la scarsità colpisce direttamente ciò che arriva al distributore.

Un articolo del Corriere della Sera del 27 agosto 2026 cita uno studio di S&P Global Energy secondo cui la capacità di raffinazione europea potrebbe ridursi del 20% entro il 2035, in seguito alla chiusura o riconversione di diversi impianti negli ultimi anni. Lo stesso studio stima una carenza globale già oggi vicina a 6 milioni di barili al giorno di capacità di raffinazione, aggravata dalle tensioni in Medio Oriente e dalla riduzione dei flussi provenienti dalla Russia dopo l'invasione dell'Ucraina. In questo scenario chi possiede impianti di raffinazione funzionanti può applicare margini più alti sui prodotti finiti, indipendentemente dall'andamento del greggio.

Le accise, in questi giorni, vanno nella direzione opposta

La tassazione resta una componente rilevante del prezzo alla pompa, tra accisa e Iva, ma nel caso di queste settimane non spiega l'aumento, va anzi nella direzione contraria. Il governo ha prorogato fino al 5 ottobre 2026 uno sconto sul prezzo del gasolio, riducendolo da 17 a 10 centesimi al litro dopo il 25 settembre e poi alla metà. La misura, più volte rinnovata nel corso dell'estate con decreti legge successivi, ha un costo stimato per le casse pubbliche di 111,8 milioni di euro per il 2026. Senza questo sconto temporaneo, il diesel alla pompa costerebbe oggi di più rispetto a quanto rilevato dall'Osservatorio del Mimit, non di meno.

Le associazioni dei consumatori, Adusbef e Codacons tra le altre, hanno definito più volte insufficiente lo sconto in vigore, calcolando un aumento della spesa annua per chi fa il pieno di diesel rispetto ai prezzi medi del 2025. Entrambe chiedono un intervento esteso anche alla benzina, mentre l'esecutivo ha finora concentrato le risorse disponibili sul gasolio, ritenuto più sensibile per il trasporto merci e per le famiglie che utilizzano veicoli diesel.

Se si guarda soltanto alla variazione dei prezzi dal 28 febbraio 2026, giorno in cui è iniziato il conflitto tra Stati Uniti e Iran, il divario tra materia prima e prodotto raffinato appare ancora più netto. Secondo i dati riportati da Murano, da quella data il Brent si è apprezzato di circa 19 centesimi al litro equivalente, mentre nello stesso periodo la benzina alla pompa è salita di 41 centesimi e il diesel di 65. È la controprova più diretta di quanto il legame tra il prezzo del petrolio e quello dei carburanti si allenti in una fase di guerra e di capacità di raffinazione ridotta, e di quanto guardare al solo barile per spiegare il conto alla pompa porti fuori strada anche chi lo fa senza cattive intenzioni.

Domande frequenti

Perché la benzina costa di più oggi rispetto al 2008 se il petrolio è sceso?

Il confronto diretto tra il prezzo del barile e quello alla pompa ignora tre fattori. Il cambio euro dollaro, molto più favorevole nel 2008, l'inflazione accumulata in diciotto anni, che riduce il valore reale della cifra di allora, e la minore capacità di raffinazione europea, che oggi fa salire i prodotti finiti più del greggio.

Quanto costava davvero il petrolio nel luglio 2008?

Il Brent toccò il proprio record storico nel luglio 2008, a 147,50 dollari al barile, mentre il Wti si fermò a 147,27. Nello stesso periodo la benzina in Italia costava in media circa 1,52 euro al litro e il diesel circa 1,36 euro, secondo un'inchiesta del Corriere della Sera.

Quanto vale oggi il cambio euro dollaro rispetto al 2008?

A fine settembre 2026 un euro vale circa 1,14 dollari, contro il record storico sopra 1,60 dollari raggiunto a metà luglio 2008. Un euro più debole rende più caro, in termini europei, l'acquisto di petrolio e prodotti raffinati, che restano quotati in dollari sui mercati internazionali.

Le accise sui carburanti spiegano l'aumento dei prezzi di oggi?

No, anzi vanno nella direzione opposta. In queste settimane il governo ha ridotto temporaneamente il peso fiscale con uno sconto sul gasolio, prorogato fino al 5 ottobre 2026, quindi la tassazione attuale non spiega la crescita dei prezzi ma la sta parzialmente attenuando.

Perché la capacità di raffinazione influenza il prezzo della benzina?

Il petrolio grezzo e i carburanti finiti sono prodotti diversi. Quando gli impianti di raffinazione europei si riducono, per chiusure o riconversioni, la scarsità di prodotto finito può far salire i prezzi di benzina e diesel più rapidamente del prezzo del greggio, indipendentemente dal barile.

Quanto costano oggi benzina e diesel in Italia?

Secondo l'Osservatorio prezzi carburanti del Mimit, il 24 settembre 2026 la media nazionale in modalità self service era di 2,154 euro al litro per la benzina e 2,338 euro al litro per il diesel, in lieve calo rispetto ai giorni precedenti.

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