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Poste Italiane arriverà a detenere circa l'85,8% del capitale di Tim
Poste Italiane arriverà a detenere circa l'85,8% del capitale di Tim
Poste Italiane arriva all'85,82% del capitale di Tim con l'Opas. Sotto il 90%, ma con oltre i due terzi resta aperta la fusione.
Aggiornato alle 11.22 del 28 settembre 2026. I dati sono provvisori e quelli definitivi arriveranno entro la mattina del 1° ottobre. Fusione e delisting non sono stati deliberati.
Poste Italiane arriverà a detenere circa l'85,822% del capitale di Tim, pari a 1.832.917.988 azioni, se saranno confermati i risultati provvisori dell'offerta con cui ha proposto agli azionisti di Tim di cedere le loro azioni in cambio di contanti e di azioni Poste (in sigla Opas, offerta pubblica di acquisto e scambio). L'offerta si è chiusa venerdì 25 settembre 2026. Il totale, riportato nel comunicato di Poste, somma il 20,104% già in portafoglio, il 46,523% consegnato nel periodo di adesione e il 19,195% arrivato nei cinque giorni di riapertura.
Poste non ha raggiunto il 90%, il livello che le avrebbe permesso di acquistare le azioni rimaste in mano agli altri soci e di ritirare Tim dalla Borsa in tempi rapidi. Lo precisa il comunicato stesso, che esclude il diritto di acquisto previsto dall'articolo 111 del Testo unico della finanza (TUF) e la procedura congiunta. Con oltre i due terzi del capitale, secondo Business People, il gruppo guidato da Matteo Del Fante dispone però delle maggioranze per approvare in assemblea operazioni straordinarie come una fusione. Nessuna fusione è stata ancora deliberata.
Come si è arrivati all'85,82% del capitale
L'Opas è un'offerta pubblica di acquisto e scambio. Poste l'ha promossa in forma volontaria su tutte le azioni ordinarie di Tim. Il periodo di adesione è andato dal 20 luglio all'11 settembre 2026 e, secondo i risultati definitivi pubblicati da Borsa Italiana, ha raccolto 993.596.322 azioni, il 46,523% del capitale e il 58,229% delle azioni oggetto dell'offerta. Sommando la quota già posseduta, Poste era al 66,627%.
Il 7 settembre Poste ha aggiunto 0,30 euro in contanti per ogni azione portata in adesione e ha rinunciato alla condizione soglia, il livello minimo di adesioni fissato al 66,67%. Per chi ha aderito nella riapertura il corrispettivo è di 1,97 euro in contanti più 0,218 azioni Poste di nuova emissione per ogni azione Tim. Tra il 21 e il 25 settembre sono state consegnate 409.957.676 azioni, il 19,195% del capitale e il 24,025% delle azioni oggetto dell'offerta, che sono 1.706.361.829. Il pagamento è fissato al 2 ottobre.
cosa cambia ora per Tim e per le azioni ancora in Borsa
Senza il 90% il ritiro dalla Borsa passa da un percorso più lungo. Il Sole 24 Ore indica come scenari l'acquisto di azioni sul mercato oppure la fusione di Tim con un'altra controllata, per esempio PosteMobile. Il prospetto dell'offerta prevede anche che Borsa Italiana possa sospendere o revocare il titolo se il flottante, cioè la quota di azioni realmente scambiabile, diventa troppo scarso per negoziazioni regolari. Secondo Il Messaggero, Poste ha dichiarato che in quel caso non intende ripristinare le condizioni minime di flottante.
Poste lega al delisting l'accelerazione di sinergie che stima in 700 milioni di euro l'anno, una cifra dichiarata dall'offerente e non verificata da terzi. Milano Finanza riferisce che il nuovo piano, con le indicazioni sull'integrazione di Tim, sarà presentato nel primo trimestre 2027, e da lì si capirà come Poste intende riorganizzare il gruppo dopo l'ingresso di Tim.
Domande frequenti
Perché la soglia del 90% conta per il delisting di Tim?
Sopra il 90% Poste avrebbe potuto usare il diritto di acquisto dell'articolo 111 del TUF e comprare le azioni residue, per ritirare Tim dalla Borsa in tempi più rapidi. Con l'85,822% questa via non si apre. Resta la fusione con una società non quotata, che richiede una delibera dell'assemblea straordinaria e passaggi più lunghi.
Cosa succede alle azioni Tim di chi non ha aderito all'Opas?
Restano in circolazione finché non si verificano una fusione o una revoca dalla quotazione da parte di Borsa Italiana. Secondo Il Giornale d'Italia, chi non vota a favore della fusione ha diritto di recesso e Poste deve liquidare le sue azioni. Le condizioni della fusione non sono ancora note.