La Federal Reserve statunitense alza i tassi al 3,75-4% e prevede un altro rialzo nel 2026

La Federal Reserve porta i tassi al 3,75-4% con voto unanime. Le proiezioni indicano un altro rialzo entro il 2026

17 settembre 2026 11:11
La Federal Reserve statunitense alza i tassi al 3,75-4% e prevede un altro rialzo nel 2026 -
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La Federal Reserve ha alzato di un quarto di punto il tasso di riferimento degli Stati Uniti, che passa nella fascia 3,75-4%. La decisione è stata presa dal FOMC, il comitato che fissa la politica monetaria americana, e annunciata il 16 settembre 2026 alle 14 ora di Washington con un voto unanime di 12 a 0. Il nuovo livello è in vigore dal 17 settembre ed è il primo rialzo dal 2023.

Nel comunicato la Fed motiva la scelta con un'inflazione che resta elevata e scrive che l'aumento serve a riportarla più rapidamente verso l'obiettivo del 2%. Sul resto dell'economia il giudizio è positivo, con attività in crescita a ritmo solido e disoccupazione quasi ferma. Le proiezioni diffuse insieme alla decisione indicano, come valore mediano, un altro rialzo entro fine anno. Le riunioni rimaste nel 2026 sono due, il 27-28 ottobre e l'8-9 dicembre.

Come agisce la Fed e cosa dicono le nuove proiezioni

Il tasso sui federal funds è quello a cui le banche americane si prestano riserve per una notte. La Fed lo orienta attraverso i tassi che amministra direttamente. Secondo la nota di attuazione pubblicata dal Board, la remunerazione delle riserve depositate presso la banca centrale sale al 3,90% e il tasso sul credito primario, cioè i prestiti d'emergenza concessi alle banche, arriva al 4%.

Il pacchetto di settembre comprende anche il Summary of Economic Projections, le stime individuali dei 18 partecipanti che hanno inviato previsioni. La mediana colloca l'inflazione PCE (l'indice dei prezzi dei consumi che la Fed usa come riferimento) al 3,7% a fine 2026, contro il 3,6% stimato a giugno, e la componente core, senza cibo ed energia, al 3,4%. La crescita del PIL è rivista al 2,3% e la disoccupazione scende al 4,1% dal 4,3% di giugno. Diciassette partecipanti su 18 vedono rischi al rialzo sull'inflazione.

Il cosiddetto dot plot, il grafico che raccoglie la stima di ciascun partecipante sul livello appropriato dei tassi, mostra 12 membri su un ulteriore rialzo nel 2026, quattro su due rialzi e due su nessun altro intervento. Per fine 2027 la mediana è al 4,1%, mezzo punto sopra il 3,6% indicato a giugno.

Cosa cambia per mercati e prestiti, e cosa non è deciso

Secondo la ricostruzione di CNBC il rialzo era ampiamente atteso dai mercati. Già a luglio tre membri del FOMC avevano votato contro la decisione di lasciare i tassi fermi, chiedendo un aumento, e il rendimento del Treasury decennale è salito di circa un punto percentuale dal minimo di febbraio. La testata americana collega la spinta sui prezzi soprattutto al rincaro del petrolio, mentre il comunicato della Fed si limita a citare l'incertezza legata agli sviluppi geopolitici.

Il passaggio al costo del denaro per famiglie e imprese avviene attraverso i tassi a breve e i rendimenti dei titoli di Stato, che fanno da base per mutui e prestiti. Per chi segue anche l'area euro, il confronto utile resta quello con le ultime decisioni della Banca centrale europea sui tassi.

Le proiezioni non sono un impegno. La stessa Fed le presenta come valutazioni individuali legate a scenari economici che possono cambiare, e ricorda che l'errore medio storico sulle previsioni dei tassi a breve è di ±0,5 punti per l'anno in corso e di ±1,7 punti per il 2027. Resta quindi non confermato se il secondo rialzo arriverà a ottobre, a dicembre o non arriverà. Un primo elemento in più arriverà con i verbali della riunione di settembre, che la banca centrale pubblica di norma circa tre settimane dopo l'incontro.

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