QE, gli effetti: la ricerca di Create e Amundi

IlQE è stato un male o un bene per gli investitori? Risponderea questa domanda determinando gli effetti del Quantitative Easing sui pianipensionistici è lo scopo della ricerca condotta da Create-Resea...

27 dicembre 2019 01:08
QE, gli effetti: la ricerca di Create e Amundi -
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Il
QE è stato un male o un bene per gli investitori?

Rispondere
a questa domanda determinando gli effetti del Quantitative Easing sui piani
pensionistici è lo scopo della ricerca condotta da Create-Research e Amundi,
primo asset manager europeo. Attraverso un’intervista, sono stati esaminati 158
fondi pensionistici europei in una prima fase, e, in una seconda, 38 consulenti
previdenziali. I primi possiedono un totale di 1880 miliardi di euro in assets,
i secondi, invece, gestiscono un ammontare di 1400 miliardi di euro.

QE come misura anti-orso

I
due terzi degli intervistati si son trovati d’accordo nell’affermare che la
politica monetaria è stata efficiente nello stabilizzare i mercati dopo lo
scoppio della bolla dei subprime. Ma non solo, infatti essa ha anche
provveduto a evitare un prolungato mercato ribassista. Una minoranza dei
protagonisti dell’intervista (36%) è dell’opinione che sia stato il QE a
rilanciare l’economia. Quindi, tirando le somme, è giusto affermare che la
misura sia uno degli artefici dell’attuale bull run.

Gli effetti collaterali del QE

La politica monetaria ha tuttavia causato alcuni effetti collaterali, sempre in accordo con l’analisi dei fondi previdenziali. Secondo il 78% degli intervistati, l’Allentamento Quantitativo ha permesso al debito globale di crescere inesorabilmente, deprimendo anche i tassi d’interesse. Il passivo mondiale è passato da 60mila miliardi di euro nel 2008 a oltre 200mila miliardi: più del 300% del PIL globale. Negli anni passati elevati livelli di debito venivano attenuati da un’espansione economica, questa volta non è stato così: la colpa è stata attribuita al Quantitative Easing. Secondo il 55% degli intervistati, il QE, permettendo al debito di crescere senza riguardo, ha piantato i semi per la prossima recessione.

Gli
investitori vedono l’economia bloccata in una trappola di liquidità, dove
l’iniezione di nuovo denaro nel sistema fallisce nello stimolare la crescita.
D’altro canto, una politica restrittiva della Banca Centrale o la mancata
immissione di nuova moneta potrebbe minare il sistema finanziario, ormai molto
fragile.

Secondo il 62%, la riduzione dei tassi d’interesse ha avuto effetti negativi sugli oneri pensionistici, avendo inflazionato il valore attuale delle passività future. Ulteriormente, saggi più bassi implicano minori cashflows, e quindi meno possibilità di ripagare i pensionati.

Le precauzioni dei fondi a fine ciclo

I
fondi pensione si aspettano di entrare nella prossima recessione con le finanze
deboli. Per questo motivo, il loro scopo attuale è quello di conservare il capitale,
di gestire la liquidità e di elaborare soluzioni per contrastare una futura
correzione del prezzo dei titoli posseduti e per ridurre l’impatto della
conseguente volatilità dei mercati.

Le
principali classi di assets su cui i funds stanno investendo, al fine di
diversificare il proprio portafoglio e ridurre i rischi, riguardano le global
equities
, le infrastrutture, l’immobiliare e il credito alternativo.

Gli
intervistati, infatti, sono preoccupati per il fatto che non ci sarà una
risposta pronta e coordinata alla prossima crisi.

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