Com'è quella storia dei 100 mila euro ai magistrati? Facciamo chiarezza

Meloni non firma il Dpcm sugli aumenti ai magistrati, l’Anm valuta il ricorso. Cosa c’è di vero nei 100mila euro a testa.

19 ottobre 2026 10:30
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non intende firmare il Dpcm che sblocca gli aumenti di stipendio dei magistrati, un conto stimato in circa un miliardo di euro tra arretrati e adeguamenti futuri. La posizione è stata resa nota il 18 ottobre da fonti di Palazzo Chigi citate dall'ANSA, e l'Associazione nazionale magistrati ha risposto che valuterà un ricorso.

Gli aumenti discendono da sentenze della giustizia amministrativa che hanno bocciato il metodo con cui lo Stato calcolava le retribuzioni delle toghe. Riguardano circa 11mila magistrati e pesano su una manovra 2027 che, per mancanza di risorse, ha già lasciato in sospeso il taglio dell'Irpef per il ceto medio e la detassazione delle tredicesime.

Da dove arriva il miliardo e perché i 100mila euro a testa vanno ridimensionati

La legge 27 del 1981 adegua gli stipendi dei magistrati ogni tre anni alla media degli aumenti ottenuti nel triennio precedente dagli altri dipendenti pubblici. Il calcolo lo fa l'Istat e lo recepisce un Dpcm. Con le sentenze 6003 e 6004 del 9 luglio 2025 il Consiglio di Stato ha dichiarato in parte illegittimo il decreto sul triennio 2018-2020. Il 14 agosto 2026 il Tar Lazio, con la sentenza 14271, ha annullato anche il Dpcm del 3 giugno 2024, che per il triennio 2021-2023 aveva fissato l'adeguamento al 6,69%. Le contestazioni sono le stesse nei due casi. Dal calcolo erano rimaste fuori alcune indennità e il personale delle Autorità indipendenti, e l'Istat aveva usato una media ponderata al posto della media aritmetica prevista dalla legge.

La cifra che ha fatto il giro dei giornali viene da una ricostruzione del Sole 24 Ore del 16 ottobre. Il Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles contiene un fondo sentenze da 1,9 miliardi, pari allo 0,08% del Pil e previsto una sola volta nel 2027. Secondo il quotidiano, 970 milioni servirebbero per le toghe, cioè oltre 70mila euro a testa di arretrati e circa 20mila euro l'anno di aumento strutturale. Il documento del ministero dell'Economia però riporta il fondo in forma aggregata, senza dividerlo tra i singoli contenziosi, quindi la quota attribuita ai magistrati resta una stima giornalistica.

Anche la somma dei 100mila euro va letta con attenzione. Mette insieme un arretrato pagato una volta e una sola annualità di aumento, e si tratta di costo lordo per lo Stato, comprensivo dei contributi a carico dell'amministrazione e precedente all'Irpef. Il netto in busta paga è quindi più basso. L'Anm, interpellata dall'Adnkronos, ha definito la stima priva di fondamento e sostiene che per un magistrato con vent'anni di servizio la cifra reale non arrivi a un quarto di quella pubblicata. Ha aggiunto che si tratta di somme dovute per legge e non versate per anni.

Quanto spetterebbe ai magistrati secondo le stime dell'Anm

Le simulazioni dell'Associazione nazionale magistrati sono molto lontane dai 100mila euro, come riportato da una pubblicazione di Giovani Magistrati. Una tabella dell'Anm sugli adeguamenti triennali, datata 21 luglio 2025, stima per un magistrato in tirocinio un aumento netto di 34,08 euro al mese per il triennio 2021-2023 e di 65,50 euro per il 2024-2026. Calcolati su tredici mensilità, i due trienni danno 3.883,62 euro netti di arretrati.

Per un magistrato ordinario appena uscito dal tirocinio gli aumenti salgono a 45 e 94 euro netti al mese, per un totale di 5.421 euro. Alla settima valutazione di professionalità, la fascia più alta della tabella, la stima arriva a 13.247,13 euro netti. Le cifre più recenti dell'associazione, riportate da Questione Giustizia dopo il comunicato Anm del 16 ottobre 2026, sono un po' più alte. Si parla di circa 7mila euro netti a inizio carriera e 17mila a fine carriera.

Le stime dell'Anm e quella del Sole 24 Ore misurano due cose diverse. L'associazione calcola quanto arriva in busta paga al netto, mentre il quotidiano parte dal costo lordo per lo Stato. La tabella dell'Anm copre inoltre solo gli anni dal 2021 al 2026 e lascia fuori il triennio 2018-2020, cioè quello su cui si è pronunciato il Consiglio di Stato. Per il 2024-2026 nessun giudice ha ancora deciso.

Cosa succede adesso tra Dpcm fermo e possibile ricorso

Palazzo Chigi giustifica il no con un confronto sulle priorità di spesa. Il miliardo per i magistrati sarebbe circa dieci volte la somma che il governo sta cercando per gli autotrasportatori, il cui blocco minaccia la consegna delle merci. La premier si dice comunque disponibile a ricevere i vertici dell'Anm. Il vicesegretario dell'associazione, Stefano Celli, ha replicato che la decisione sul Dpcm spetta al governo e che i magistrati valuteranno un ricorso.

Il margine del governo è stretto, perché le sentenze obbligano a rifare i conteggi. Il Consiglio di Stato aveva già concesso una proroga e chiesto entro il 5 settembre una relazione su modalità e tempi dell'adeguamento. Nel frattempo restano validi i vecchi decreti, quindi gli stipendi attuali non vengono toccati e le somme già pagate non vanno restituite. Lo strumento ordinario per far eseguire una sentenza amministrativa non applicata è il giudizio di ottemperanza davanti allo stesso giudice.

Al 19 ottobre 2026, alle 9.30, la posizione del governo è affidata a fonti di Palazzo Chigi e non a un atto formale. Non sono confermati tre punti. Non si sa se i 970 milioni resteranno nella legge di bilancio, il cui testo non è ancora arrivato in Parlamento. Non esiste una cifra ufficiale per singolo magistrato, che dipenderà dai decreti attuativi. Non si conoscono i tempi di un eventuale ricorso dell'Anm.

Domande frequenti

Altri dipendenti pubblici possono chiedere lo stesso ricalcolo?

Possono provarci le categorie non contrattualizzate con un meccanismo analogo. Secondo il Sole 24 Ore, i sindacati di professori universitari e ricercatori hanno avviato le pratiche per un ricorso collettivo, e anche i militari seguono la vicenda. Gli avvocati dello Stato rientrano già negli stessi adeguamenti dei magistrati. Resta aperto anche il triennio 2024-2026.

Quando arriveranno i soldi ai magistrati?

Non c'è una data. Servono lo stanziamento nella legge di bilancio 2027 e i decreti che fissano le nuove percentuali, e senza la firma della presidente del Consiglio il percorso è fermo. Se l'Anm farà ricorso, i tempi dipenderanno dal giudice amministrativo. Fino ad allora restano in vigore gli stipendi calcolati con i vecchi decreti.

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