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Tir fermi al Sud: Rummo senza semola e in Sicilia danni fino a 50 milioni
Tir fermi al Sud: Rummo senza semola e in Sicilia danni fino a 50 milioni
Pastifici e supermercati del Sud in difficoltà per il fermo dei tir. Confcommercio Sicilia stima 40-50 milioni di perdite.
Il fermo degli autotrasportatori contro il caro gasolio, in corso da giorni tra Sicilia, Puglia, Campania, Calabria e Basilicata, è arrivato a toccare la produzione di pasta. Il pastificio Rummo di Benevento ha fermato le linee per esaurimento della semola di grano duro, che l'azienda non macina in proprio e riceve dai mulini su gomma. La Molisana di Campobasso continua a produrre attingendo alle scorte di magazzino.
Sul fronte del commercio, Confcommercio Sicilia stima che i cinque giorni di blocco possano costare tra 40 e 50 milioni di euro alla grande distribuzione e alla filiera del fresco dell'isola. È una stima associativa, costruita sulle segnalazioni delle imprese iscritte, e non un dato ufficiale. Oggi in prefettura a Milano il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini incontra associazioni e rappresentanti della categoria. Al momento dell'aggiornamento l'esito non è noto, e non è confermato se il fermo siciliano, proclamato fino alla mezzanotte del 20 ottobre, andrà avanti a oltranza come annunciato dagli organizzatori.
Dove si ferma la filiera e quanto pesa il blocco
La pasta secca dipende da consegne frequenti di semola. I mulini comprano il grano duro, lo macinano e lo spediscono ai pastifici con autocisterne, e chi non ha un molino interno resta senza materia prima nel giro di pochi giorni quando i camion smettono di arrivare. Cosimo Rummo, amministratore delegato dell'azienda, ha spiegato a Repubblica che lo stabilimento si è fermato perché non arrivano più né camion né cisterne, come ricostruito dal Post sulla base dell'intervista. Già la settimana precedente il presidente di Italmopa, l'associazione dell'industria molitoria, aveva scritto al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi per segnalare l'emergenza nelle consegne.
Nei supermercati il conto si concentra sui prodotti deperibili. Delle perdite stimate da Confcommercio Sicilia, tra 20 e 25 milioni di euro riguardano le mancate vendite di ortofrutta, carne, latticini e prodotti refrigerati, mentre la merce che rischia di andare a male vale tra 8 e 10 milioni. Il presidente regionale Gianluca Manenti indica un possibile calo del fatturato giornaliero fino al 30-40% in alcune attività se il blocco dovesse protrarsi. Gli organizzatori avevano annunciato il via libera al transito di frutta e verdura, ma le consegne arrivano a singhiozzo e in diversi punti vendita di Sicilia, Calabria e Campania gli scaffali del fresco restano vuoti.
Per Confcommercio Sicilia il punto più esposto è l'insularità. Le merci arrivano sull'isola via mare, e i presidi nei porti di Catania e Palermo e alla barriera di Tremestieri, a Messina, bastano a rallentare tutta la distribuzione regionale.
I costi che hanno portato i camion a fermarsi
Lunedì 19 ottobre il gasolio costava in media 2,257 euro al litro sulla rete ordinaria e 2,297 euro in autostrada, secondo le rilevazioni del Mimit. Su quel prezzo pesano la materia prima, i margini e una quota fiscale di accise e Iva. Per un mezzo pesante il pieno arriva a circa 2.500 euro, secondo gli autotrasportatori in presidio a Cerignola. Il Comitato autotrasportatori siciliani, guidato da Salvatore Bella, quantifica il maggior costo in un massimo di 900 euro al giorno per veicolo e in circa 120.000 euro al mese per una grande flotta, cifre dichiarate dalla categoria e non verificate in modo indipendente.
Il comitato aveva proclamato il fermo il 28 settembre, come riportato da La Sicilia nel testo della proclamazione, lamentando l'assenza di risposte dal governo sul prezzo del carburante e i ritardi nei pagamenti del Sea Modal Shift, il contributo per chi imbarca i semirimorchi sulle navi invece di percorrere la strada. La Regione Siciliana ha stanziato 15 milioni, erogabili fino a 50.000 euro per impresa nel regime del super de minimis (il tetto agli aiuti pubblici concessi senza notifica a Bruxelles). Oltre quella soglia serve l'autorizzazione della Commissione europea, e secondo il comitato la misura copre soprattutto le ditte con uno a cinque camion.
Il peso economico del blocco è anche la leva con cui la categoria tratta. Ad aprile un fermo proclamato per fine maggio si era chiuso prima di cominciare, dopo un incontro al ministero in cui il coordinamento Unatras aveva ottenuto impegni su carburante e trasporto insulare e il comitato siciliano aveva ritirato la mobilitazione. A metà ottobre lo stesso comitato contestava la convocazione, allora fissata al 27 ottobre, delle sole sigle nazionali che non aderivano allo sciopero. La categoria non è compatta, e Cna Fita Sicilia ha messo in discussione le ragioni del fermo. Confconsumatori Messina riconosce la legittimità delle richieste, a partire dalle accise, e chiede che la vertenza non si trasformi in un'emergenza prolungata per anziani e persone fragili. Rummo, a quanto dichiarato a Repubblica, aveva già concesso aumenti ai propri trasportatori senza riuscire a evitare lo stop.