Fiscal drag 2026-2027: stime da 8,1 a 12,7 miliardi in due anni

Le simulazioni sul fiscal drag 2026-2027 vanno da 8,1 a 12,74 miliardi, ma gli stessi autori hanno pubblicato anche 2,5-5 miliardi.

02 ottobre 2026 14:00
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Nel biennio 2026-2027 il fiscal drag, cioè il maggior prelievo Irpef prodotto dall'inflazione senza toccare le aliquote, potrebbe valere da 8,1 a 12,74 miliardi di euro su dipendenti e pensionati. Le cifre vengono dalle simulazioni degli economisti Marco Leonardi e Leonzio Rizzo, riprese da Repubblica il 28 settembre e costruite sulle proiezioni di giugno della Banca d'Italia. Nessuna di queste cifre indica gettito già incassato.

Il valore più alto corrisponde allo scenario severo di Bankitalia, non a quello centrale. Un'analisi firmata dagli stessi economisti sul Foglio il 19 settembre indica inoltre per il periodo un drenaggio aggiuntivo di 2,5 miliardi con inflazione cumulata al 4,4% e di 5 miliardi al 6%, rispetto a un livello fisiologico calcolato con inflazione al 3%. Le due serie di cifre non risultano riconciliate in una nota pubblica.

Come si calcola e quali scenari ci sono

Il drenaggio nasce dalla struttura degli scaglioni dell'Irpef. Nel 2026 l'aliquota è del 23% fino a 28.000 euro, del 33% tra 28.000 e 50.000 euro (la legge di Bilancio 2026 l'ha ridotta dal 35%) e del 43% oltre. Soglie e detrazioni non seguono i prezzi. Un lavoratore a 28.000 euro con un rinnovo del 3% sale a 28.840 euro, e gli 840 euro in più cadono nello scaglione al 33% invece di restare al 23%, come accadrebbe con soglie adeguate. Sono 84 euro di imposta in più dovuti alla soglia ferma. L'esempio è semplificato e ignora detrazioni, contributi e addizionali.

Le simulazioni partono dalle proiezioni del 12 giugno della Banca d'Italia, che prevedono inflazione al 3,1% nel 2026 e al 2% nel 2027, pari a un aumento cumulato dei prezzi del 5,2%. Su questa base Repubblica riporta 8,1 miliardi, circa 6 a carico dei dipendenti e 2 dei pensionati. Nello scenario avverso, con inflazione cumulata al 6%, il conto sale a 9,35 miliardi. Nello scenario severo, con petrolio oltre il 60% sopra il caso base, gas più che raddoppiato e inflazione al 4,2% nel 2026 e al 3,8% nel 2027, arriva a 12,74 miliardi, circa 9 sui dipendenti e quasi 4 sui pensionati.

Il calcolo considera solo redditi da lavoro dipendente e pensioni, circa l'85% del gettito Irpef, e lascia fuori le addizionali regionali e comunali. Come riportato da Sky TG24, il modello è stato verificato anche con inflazione al 2%, e restituisce 3,18 miliardi, vicino ai 3,2 attribuiti all'Ufficio parlamentare di bilancio.

Manovra, tendenziali e punti ancora aperti

Il 23 settembre, al question time alla Camera, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha ribadito che la riduzione delle imposte sul reddito del ceto medio resta tra le priorità e che la revisione dello scaglione Irpef «è una delle finalità» (ANSA). Ha aggiunto che le scelte del governo si chiariranno a inizio ottobre, dopo l'aggiornamento del quadro di finanza pubblica. L'ipotesi più discussa, indicata dal viceministro Maurizio Leo, porta la fascia tra 50.000 e 60.000 euro dall'aliquota del 43% a quella del 33%, con un beneficio fino a 1.000 euro l'anno.

Quanto del drenaggio sia risorsa libera per la manovra è controverso. Il 29 settembre Luciano Capone ha scritto sul Foglio che i tendenziali di finanza pubblica incorporano già circa 5,5 miliardi di drenaggio, perché il Dpfp di ottobre 2025 ipotizzava un'inflazione cumulata del 3,5%, e che lo scenario base di Bankitalia produrrebbe quindi circa 2,6 miliardi in più. È il calcolo di una testata, non una stima ufficiale.

Restano da chiarire il rapporto con i 2,5 e 5 miliardi del 19 settembre, se le due serie misurino il drenaggio totale o quello aggiuntivo, e il costo dell'estensione dell'aliquota al 33%, indicato da fonti diverse tra 1,2 e circa 3 miliardi l'anno.

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