Boom edilizio in Italia: occupazione +20% in cinque anni, spinta dal Pnrr
Il settore delle costruzioni traina Pil e occupazione: 350mila nuovi posti di lavoro in cinque anni secondo i dati Ance.
Il settore delle costruzioni si conferma uno dei principali fattori di crescita economica e occupazionale in Italia. Secondo i dati dell’Osservatorio congiunturale dell’Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili, tra il 2020 e il 2025 il comparto ha generato 350mila nuovi posti di lavoro, con un aumento complessivo dell’occupazione pari al 20%. Un risultato legato in larga parte alla realizzazione e alla manutenzione di infrastrutture pubbliche come strade, ponti, scuole, reti idriche ed energetiche, sostenute in modo significativo dalle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Il ruolo delle opere pubbliche nella crescita occupazionale
I dati Ance mostrano come il contributo maggiore all’aumento dell’occupazione provenga dalle opere pubbliche. Gli interventi infrastrutturali avviati negli ultimi cinque anni hanno richiesto manodopera specializzata e capacità organizzative elevate, determinando un’espansione stabile del mercato del lavoro nel comparto. Le amministrazioni locali, in particolare i Comuni, hanno registrato livelli di spesa superiori alle attese, con un incremento del 15% nel solo 2025 rispetto all’anno precedente.
La presidente Ance Federica Brancaccio ha sottolineato come i risultati raggiunti nel 2025 siano stati migliori delle previsioni iniziali. Secondo l’associazione, il coordinamento tra enti locali, stazioni appaltanti e imprese ha consentito di affrontare in modo efficace la sfida rappresentata dal Pnrr, trasformando le risorse disponibili in cantieri operativi e occupazione reale.
Investimenti e andamento del settore tra 2025 e 2026
Nel 2025 gli investimenti complessivi nel settore delle costruzioni hanno registrato una flessione contenuta pari all’1,1%, un dato sensibilmente inferiore rispetto al calo del 7% stimato in precedenza. La contrazione è stata determinata soprattutto dalla diminuzione degli investimenti nell’edilizia abitativa, che ha segnato un -15,6%.
A compensare questa riduzione è intervenuta la forte crescita delle opere pubbliche, trainate dal Pnrr, che hanno registrato un incremento del 21%. Per il 2026 le previsioni Ance indicano un quadro in miglioramento, con un aumento degli investimenti complessivi stimato al 5,6% e una crescita delle opere pubbliche intorno al 12%. Attesa anche una ripresa della riqualificazione abitativa, prevista al +3,5%, sostenuta dalla proroga degli incentivi fiscali introdotti con l’ultima legge di Bilancio.
Il Pnrr come modello operativo per il settore
Secondo il vicepresidente Ance per il Centro Studi, Pietro Petrucco, il Pnrr ha rappresentato una fase di profonda trasformazione dei processi di spesa pubblica. Il piano ha favorito una maggiore efficienza amministrativa, con tempi di realizzazione più rapidi e una migliore qualità degli interventi finanziati. Le amministrazioni pubbliche, comprese le grandi stazioni appaltanti, hanno adottato procedure più strutturate e orientate al raggiungimento degli obiettivi.
Il nuovo contesto ha inciso anche sul sistema imprenditoriale. Le aziende maggiormente strutturate hanno ampliato la propria presenza sul mercato, migliorando la redditività e riducendo l’indebitamento. Secondo Ance, il Pnrr ha contribuito a rafforzare la solidità finanziaria del comparto e a valorizzare le imprese con maggiore capacità tecnica e organizzativa.
Le criticità legate alla fase finale del Pnrr
Accanto ai risultati positivi, l’associazione dei costruttori segnala alcune criticità connesse alla fase conclusiva del Pnrr prevista nel 2026. Le imprese operano in un contesto caratterizzato da incertezza normativa e da un forte livello di pressione da parte delle stazioni appaltanti, legata al rispetto delle scadenze e al rischio di penali contrattuali.
L’attenzione è rivolta in particolare alla gestione del periodo successivo alla rendicontazione prevista per marzo 2026 e alla definizione delle modalità di completamento delle opere in corso. Secondo Ance, la stabilità del mercato e la continuità degli investimenti dipendono dalla capacità di capitalizzare l’esperienza del Pnrr e di applicare con coerenza le riforme già avviate.
Edilizia residenziale e accesso alla casa
Parallelamente alla crescita del settore, emerge una criticità strutturale legata all’accesso alla casa. Secondo i dati Ance, per le famiglie con redditi fino a 15mila euro annui il costo di un mutuo o di un affitto risulta insostenibile nelle principali città italiane. A Milano un mutuo assorbe circa l’80% del reddito, mentre a Bologna la quota si attesta intorno al 70%. Sul fronte degli affitti, a Firenze l’incidenza supera l’81%, con valori prossimi al 70% a Roma e Milano.
La situazione rimane complessa anche per i redditi fino a 22mila euro annui. In questo segmento, il pagamento di un mutuo a Milano richiede il 59% del reddito, a Bologna il 48% e a Venezia il 44%. L’incidenza degli affitti supera il 40% del reddito in città come Firenze, Roma, Milano e Venezia.
Politiche per l’housing sociale e prospettive di intervento
Il tema della casa viene indicato da Ance come una criticità di rilievo nazionale ed europeo. A livello comunitario, la Commissione europea ha avviato l’European affordable housing plan, mentre il governo italiano ha annunciato un piano per la realizzazione di 100mila alloggi a prezzi calmierati nell’arco di dieci anni.
Secondo l’associazione dei costruttori, il piano Casa potrà attivare fino a 15 miliardi di euro tra risorse nazionali ed europee. Il governo ha già individuato sette miliardi aggiuntivi, oltre ai due miliardi precedentemente stanziati, rafforzando la governance e anticipando parte della spesa. Il settore delle costruzioni si colloca quindi al centro delle strategie di sviluppo economico, infrastrutturale e sociale dei prossimi anni.
