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Crisi Groenlandia-USA: l’Europa sospende i dazi, ma valuta ritorsioni contro Trump

Groenlandia al centro della nuova crisi transatlantica: dazi, diplomazia e strategia artica.

L’Italia media per evitare escalation commerciale, mentre Trump insiste sull’acquisizione dell’isola. La sovranità danese e l’equilibrio artico diventano nuovo fronte geopolitico globale.

La svolta americana: mire territoriali e pressione tariffaria

Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul futuro della Groenlandia hanno generato una delle crisi diplomatiche più significative tra Washington e Bruxelles dall’inizio del secolo. L’annuncio dell’introduzione di dazi doganali del 10%, con un incremento programmato al 25% entro giugno, nei confronti dei Paesi europei che ostacolano l’annessione americana dell’isola artica rappresenta un atto di rottura nei confronti dell’alleanza atlantica e dell’ordine multilaterale consolidato.

Trump ha motivato la sua decisione con l’urgenza di contenere la minaccia cinese e russa nell’Artico, definendo la Groenlandia “essenziale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”. La proposta americana è accompagnata da un messaggio esplicitamente imperialista: l’isola, parte integrante del Regno di Danimarca, secondo il presidente USA dovrebbe passare sotto controllo diretto di Washington per “garantire la stabilità globale”.

Risposta europea: dialogo, fermezza e misure di riequilibrio

L’Unione Europea ha reagito con cautela, bilanciando la necessità di evitare un’escalation commerciale con la difesa della propria sovranità e del principio di integrità territoriale. Le capitali europee, riunite d’urgenza a Bruxelles, hanno sospeso fino al 6 febbraio l’introduzione di misure di riequilibrio da 93 miliardi di euro, ritenute proporzionate e già pronte, secondo fonti del Coreper.

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dichiarato che l’UE è impegnata nella difesa della sovranità groenlandese e dei propri interessi strategici, in collaborazione con i leader europei e con il segretario generale della NATO Mark Rutte. L’Alto rappresentante Kaja Kallas ha evidenziato il rischio che le divisioni tra alleati rafforzino Cina e Russia, impoverendo sia l’Europa sia gli Stati Uniti.

Il ruolo della NATO

Il nodo strategico è rappresentato dal posizionamento della Groenlandia all’interno del sistema di sicurezza NATO. L’isola ospita infrastrutture critiche come la base aerea di Thule, essenziale per la sorveglianza radar e per le comunicazioni satellitari dell’Alleanza. Tuttavia, la minaccia americana verso un Paese membro della NATO, la Danimarca, rischia di generare un cortocircuito istituzionale, mai sperimentato prima all’interno dell’organizzazione.

Italia e mediazione diplomatica

L’Italia, rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si è posizionata come voce di equilibrio e dialogo. Tajani ha sottolineato come una guerra commerciale interna all’Occidente sarebbe dannosa e controproducente, rafforzando indirettamente le potenze rivali.

Meloni ha definito l’aumento dei dazi “un errore” e ha ribadito che l’impegno italiano nell’Artico deve restare all’interno del quadro della NATO. La posizione dell’Italia, condivisa anche da altri Paesi come Irlanda, Norvegia e Germania, sostiene l’opzione diplomatica come unico strumento per risolvere le divergenze sull’Artico.

Il fronte europeo: reazioni e strategie divergenti

Il consenso europeo sulla difesa della Groenlandia si è rafforzato attraverso una serie di dichiarazioni congiunte e iniziative politiche concrete. Otto Paesi – Regno Unito, Francia, Germania, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Paesi Bassi – hanno espresso pubblicamente la loro solidarietà al Regno di Danimarca, denunciando le minacce tariffarie come una pericolosa spirale discendente nelle relazioni transatlantiche.

Il Parlamento europeo si è mosso rapidamente: i principali gruppi politici, PPE, S&D e Renew, hanno chiesto la sospensione dell’accordo commerciale UE-USA e l’eventuale attivazione dello strumento anti-coercizione europeo. La presidente del Parlamento, Roberta Metsola, ha dichiarato che “la Groenlandia non è in vendita”, ribadendo la posizione comune dei 27 Stati membri.

Proteste e mobilitazione civile

La tensione politica si è accompagnata a una mobilitazione popolare senza precedenti. Migliaia di persone hanno manifestato a Nuuk e Copenaghen, chiedendo il rispetto della sovranità groenlandese. A guidare le proteste c’era anche il premier della Groenlandia Jens-Frederik Nielsen, che ha dichiarato il proprio rifiuto a qualsiasi forma di annessione forzata. Lo slogan “Make America Go Away” è diventato il simbolo della resistenza groenlandese alle ambizioni di Trump.

La prospettiva americana: sicurezza e geopolitica artica

L’amministrazione Trump ha giustificato le proprie azioni con la necessità di garantire la supremazia americana nell’Artico, un’area sempre più strategica dal punto di vista militare ed economico. Secondo il consigliere Stephen Miller, “la Danimarca ha fallito nel difendere e sviluppare la Groenlandia”, lasciando spazio alla penetrazione russa e cinese.

Anche il segretario al Tesoro Scott Bessent ha sostenuto che la politica americana in Groenlandia è strategica, puntando a consolidare il controllo sulle rotte artiche e sui depositi minerari presenti sull’isola. Il messaggio americano, però, è apparso come unilaterale, generando fratture anche all’interno degli Stati Uniti.

Fronte interno statunitense

Una delegazione bipartisan del Congresso è arrivata a Copenaghen per rassicurare il governo danese: la maggioranza degli americani non condivide l’idea di acquisire la Groenlandia. La senatrice Lisa Murkowski ha dichiarato che il 75% degli statunitensi considera “una cattiva idea” l’acquisto dell’isola.

Alcuni senatori, come Jeanne Shaheen e Thom Tillis, hanno chiesto di tornare alla diplomazia e hanno criticato l’impatto economico negativo dei dazi sulle famiglie e le imprese americane. Anche lo speaker della Camera, Mike Johnson, ha preso le distanze, affermando che “non sono previsti interventi militari, solo azioni diplomatiche”.

Il valore strategico della Groenlandia

La Groenlandia è la più grande isola del mondo, situata nel cuore dell’Artico Nord-Atlantico. La sua posizione geografica ne fa un punto chiave per il controllo delle rotte artiche, oggi sempre più accessibili a causa dello scioglimento dei ghiacci. Sotto il suo territorio si trovano risorse minerarie critiche, tra cui terre rare, uranio e titanio, fondamentali per l’industria della difesa e delle tecnologie avanzate.

La sua rilevanza è aumentata esponenzialmente negli ultimi anni in relazione alla nuova competizione geopolitica nell’Artico, con la Russia che ha potenziato le proprie basi militari nella zona e la Cina che ha incluso la regione nel proprio piano “Via della Seta Polare”. Per gli Stati Uniti, lasciare la Groenlandia sotto influenza danese, e quindi indirettamente europea, significherebbe perdere un tassello fondamentale del dispositivo di sicurezza continentale.

Gli sviluppi futuri: tra diplomazia e rischio di rottura

L’appuntamento chiave sarà la riunione straordinaria del Consiglio europeo del 22 gennaio, convocata per valutare le misure da adottare in risposta alla crisi. I leader dell’UE si confronteranno anche con il segretario generale della NATO e con gli omologhi americani al World Economic Forum di Davos, in un contesto in cui ogni mossa avrà conseguenze strategiche globali.

Parallelamente, l’Alleanza Atlantica sta valutando una proposta da sottoporre direttamente a Trump per risolvere la questione attraverso una struttura di difesa comune, che eviti un’escalation e garantisca la sicurezza artica sotto l’egida della NATO. Tuttavia, resta da chiarire se Washington accetterà un accordo multilaterale o insisterà per un controllo diretto.

Nel frattempo, le esercitazioni congiunte in Groenlandia, come quella tra Francia e Danimarca con jet F-35 e aerei MRTT, continuano, a conferma dell’impegno europeo a difendere il territorio danese anche in chiave operativa. La missione Arctic Endurance, pur non essendo una missione NATO ufficiale, rappresenta un chiaro segnale di presenza e deterrenza coordinata.

Una questione che ridefinisce gli equilibri globali

La crisi groenlandese ha riaperto il dibattito sulla governance globale delle regioni polari, sulla legittimità delle pressioni unilaterali e sul futuro della cooperazione tra alleati. Le implicazioni vanno oltre il piano economico: si tratta di definire i confini del diritto internazionale, la solidità della NATO e la capacità dell’Europa di agire come soggetto geopolitico autonomo.

La Groenlandia, finora considerata un’enclave strategica ma secondaria, è oggi il centro di una contesa globale tra potenze, in un mondo sempre più multipolare e instabile.

Published by
Carolina Valdinosi